"è assolutamente evidente che l'arte del cinema si ispira alla vita, mentre la vita si ispira alla TV"
Woody Allen

Il cinema non è un mestiere. È un'arte. Non significa lavoro di gruppo. Si è sempre soli; sul set così come prima la pagina bianca. E per Bergman, essere solo significa porsi delle domande. E fare film significa risponder loro. Niente potrebbe essere più classicamente romantico.
Jean-Luc Godard

Wednesday, March 12, 2014

Her

Tutto attorno a Her è stato unico e autentico: innanzi tutto l'originalità intrinseca al regista Spike Jonze, con la sua crescente voglia di sperimentare nuovi temi da affrontare e nuove idee da filmare (Il Ladro di Orchidee, Essere John Malkovich). Poi la lavorazione del film: tutti gli attori erano stupiti dal clima di intimità che vigeva durante le riprese (e di solito un set cinematografico è una sorta di campo di battaglia come argutamente ci mostra Woody Allen in Hollywood Ending). Infine la novità: una voce fuori campo di un SO, un sistema operativo, un'intelligenza artificiale capace di evolversi attraverso le nuove emozioni che sperimenta.
Fino ad un certo punto si tratta di fantascienza: l'idea, coltivata per dieci anni dal regista, è nata quando ha letto della possibilità di interagire in tempo reale con un'intelligenza artificiale. Che gli studi sull'intelligenza aritificiale non siano poi così tanto fantascientifici si sa già, basta pensare a Siri, il programma Apple che funge da assistente personale, che tuttavia non ha capacità intellettive proprie; siamo ben lontani da Io, Robot e da ciò che Asimov immaginava e scriveva.  
Her ci dà un assaggio di ciò che potrebbe accadere in futuro e prevede, in qualche modo, le conseguenze di un'epoca tecnologica che stiamo già vivendo.
La solitudine di fronte ad uno schermo di quando si ricercano nuove amicizie o di quando ci si affaccia in un mondo altrui: è questa la contraddizione dei social network in cui si trova intrappolato, come noi, anche il protagonista Theodore. 

Fa da mediatore nelle corrispondenze epistolari tra persone che non ha mai conosciuto direttamente, scrive lettere non sapendo nulla di loro, e nonostante ciò deve essere in grado di interpretare i sentimenti di perfetti sconosciuti, tutto attraverso l'immaginazione e non il contatto diretto. Non è forse quello che sperimenta la maggior parte di noi quando scrive o conosce per chat qualcuno? 
Il tema della solitudine e dell'incapacità di comprendere l'altro sembra essere ricorrente in molti film di fantascienza, in cui si vaticina un mondo freddo attaccato più alla razionalità che agli affetti (Brazil di Terry Gilliam).
Ma non è su questo che Jonze dichiara di volersi soffermare. 
"Ci sono molte teorie sulla tecnologia e sul mondo in cui viviamo, sull’isolamento che può generare come sulle connessioni che è in grado di creare, sul modo in cui la nostra società sta cambiando. Ma mentre scrivevo la storia, mi ritrovavo sempre a relegare questi argomenti sullo sfondo. Il tema principe resta sempre in secondo piano rispetto all’amore che si sviluppa tra Theodore e Samantha. Ogni scena si basa sulla loro realtà di coppia. Abbiamo voluto osservare la loro relazione come se fosse tra due esseri umani e, attraverso loro, tessere una storia che osservasse le relazioni in tutta la loro complessità e dal maggior numero di prospettive possibile". (Spike Jonze) 
Il mondo di Theodore è asettico ed essenziale, nessuno parla con qualcun altro in carne ed ossa (Theodore non riesce a instaurare un rapporto con una nuova donna, come non è riuscito con l'ex moglie, eppure si sente sicuro con Samantha), eppure tutti sentono il bisogno di essere connessi al mondo. 

L'uomo rende la realtà noiosa e desolante, come l'ha resa Theodore a causa del divorzio con sua moglie: se tutto è silenzioso e lontano mille miglia dal singolo individuo, egli non si sente autoefficace, si sente al contrario oppresso dalla realtà, agendo poco e preferendo chiudersi in un mondo immaginario, surreale, misterioso, come quello del web e, in particolare per Theodore, quello del sistema operativo Samantha; essa non sa dove si trova, non è in grado di definire lo spazio in cui vive, qualcosa che va oltre lo scibile umano. D'altronde è ciò che fa anche la sua migliore amica dopo la fine del matrimonio col marito: si chiude nella sua relazione con un SO.

Ciò che emerge dal film, e che lo stesso regista desiderava trasmettere, è l'analisi di un tipico amore impossibile declinato in una delle sue forme più inusuali, ovvero l'amore tra macchina e uomo. Non sono poi così diversi: nei sentimenti entrambi non sono perfetti. Inoltre sia il regista che Theodore si chiedono come l'amore possa stare al passo con l'evolversi di una persona: le persone crescono, e conseguentemente cambiano, perciò anche l'amore è destinato a cambiare, a finire, nonostante sia stato proprio esso a fomentare il mutamento (un buon amore- secondo Jonze- deve portare alla crescita di entrambi i partner che si spronano vicendevolmente).

"Uno degli aspetti più impegnativi di una relazione è essere veramente onesto e profondo e consentire alla persona che si ama di essere se stessa. Si cresce e si cambia continuamente, quindi la domanda è: come si fa a lasciarla essere quel che è giorno dopo giorno? Col tempo sarà ancora possibile amarla? E lei può amare te? Samantha è pubblicizzata come un sistema intuitivo che ti ascolta, capisce e conosce. Ed è questo che colpisce Theodore che, come tante altre persone, ha bisogno di relazioni e di amore". (Spike Jonze)
Il film scorre abbastanza lento tra momenti di puri silenzi e verbosità eccessiva, purtroppo non coglie e non dà troppo peso alla cornice in cui i protagonisti agiscono; perchè, ad esempio, non approfondire proprio il tema che il regista, invece, ha deciso di trascurare a favore di una tipica love story (come egli stesso la definisce)? 

Samantha è un essere umano senza corpo, predisposta al cambiamento perchè ha capacità di apprendimento, anche se in qualche modo Theodore la vede legata a sè, incapace di abbandonarlo. Più che un amore puro, si tratta di un' ancora d'appiglio in un mondo su cui non è ancora pronto ad affacciarsi, è un modo per giustificare il suo fallimento nella vita reale e per dimostrare di riuscire ancora ad amare, tuttavia la torre che Theodore si è costruito attorno è pronta a sgretolarsi dopo una semplice discussione con l'ex: Catherine lo accusa di essere incapace di gestire i suoi sentimenti nel mondo reale e usa la tecnologia come ripiego. 
Con la dichiarazione di questo personaggio si intravede una riflessione di Jonze sulla tecnologia in generale, anche se tutte le idee della regia sono convogliate in una love story.
Questo è il punto di debolezza di un'occasione che è stata sprecata: concentrarsi esclusivamente su una love story, tralasciando il background temporale in cui è ambientata, rischia di non sfruttare a pieno il potenziale del soggetto e di scadere nell'ordinario e nel melenso, come accade in Her. Sarebbe stato interessante ampliare il discorso e porre degli interrogativi sulle contraddizioni tra tecnologia e connessioni umane, sulle reali differenze che separano un SO così sofisticato da un essere umano, capire se Her, lei, può essere considerata un uomo vero ...
Indubbia la bravura di Scarlett Johansson in voice-over (le mancava davvero solo il corpo sulla scena), fin troppo depresso Joaquin Phoenix. 
Un fuoco d'artificio che non è esploso.

Wednesday, March 5, 2014

La Grande Bellezza
La grande bellezza (The Great Beauty) by Paolo Sorrentino has won the Academy Award for Best Foreign language Film. 
What is the topic? It's not only a man story, but the whole mankind story: there's parties' entertainment, a whole fun-lovings' generation, without thoughts and worries, but there's also the void around us, inside us. However there's some dissatisfaction, even if we think to get all we want: not all we get is beautiful, there's something missing, indeed a void. Jep is mankind looking for a beauty that really meets his needs, so he usually walks down the streets around Rome (there are beautiful framings of Rome landscapes) seeking after an unknown beauty. Only once he has the possibility to come up to beauty, it happened when he was a teenager chasing after a beautiful girl and discovering love.
The film refers to the Decadent movement, because shows us the rejection of what is fake and considered "progress" (as all material things). It shows Jep's walk of life step by step, according to Kierkegaard Existentialism: a man grows up by going through aesthetic life (enterteinment), ethical life and religious life (when Jep met La Santa). 
It seems a little theatre where every man's playing his role, according to Fellini style.
The last scene tells us the sense of great beauty:


  
La Grande Bellezza


Here is again the review about La grande bellezza (The great beauty) by Sorrentino, that has won the Academy Award for Best Foreign language Film. 15 years ago Roberto Benigni won the same award with La vita è bella (Life is beautiful) and now Italy returns to the roots of its own art, with a quite similar theme: the beauty.


Decadentismo. Questa è la parola più appropriata da utilizzare per spiegare il significato del nuovo film di Paolo Sorrentino La grande bellezza, presentato con successo al Festival di Cannes 2013. Anche in quest'occasione troviamo un protagonista solitario, proprio come in This must be the place e ne Il divo: Jep (Toni Servillo), giornalista, scrittore di un unico romanzo di successo, grande estimatore della Roma ricca e mondana.
Il suo obiettivo è sempre stato quello di "non essere semplicemente un mondano" ma di "diventare il re dei mondani". 

Ci troviamo di fronte ad un personaggio ambivalente e assolutamente ben studiato sotto ogni aspetto per rendere al meglio il dualismo di cui si fa portatore: l'abbigliamento dal gusto dandy e le feste frequentate ogni notte rappresentano il suo modo estroso di apparire, ma le sue riflessioni lungo le vie silenziose di Roma, lungo il Tevere, il suo accento napoletano che rievoca le sue origini e che talvolta lo riporta bruscamente col pensiero alla sua giovinezza e al suo primo amore, ci lasciano intravedere un lato sopito e timido di Jep, il lato umano che ci rende tali per definizione, che ci spinge a chiuderci in noi stessi e a fare il punto della nostra esistenza.
Jep è alla ricerca della bellezza, come ogni uomo su questa Terra; non si tratta di estetica, di materia, ma solo di spirito e di libertà. Una libertà che non ha nulla a che vedere col decidere a quale nuova festa si parteciperà, quale nuovo posto si visiterà, quale nuovo viaggio si farà, ma che riguarda esclusivamente l'animo. 
Così comincia il percorso catartico di Jep, all'età di sessantacinque anni, alla morte del suo primo e unico amore di gioventù, una ragazza conosciuta in vacanza, dalla quale, per la prima e ultima volta e per un breve istante, era riuscito a scovare quello sprazzo di bellezza pura che tanto ricercava. 
Da quel momento, trasferitosi a Roma, era stato fagocitato dalla vita benestante e aveva perso la strada per la bellezza. Jep può essere definito anche un uomo kierkegaardiano. Secondo il filosofo esistenzialista Kierkegaard l'uomo compie tre stadi per arrivare alla sua dimensione interiore: vita estetica (quella di Jep a Roma), vita etica (l'amicizia di Jep con Ramona, una spogliarellista quarantenne gravemente malata) e vita religiosa (l'incontro con "La Santa", una suora missionaria). Questa ascesi dalla mondanità ai valori rende Jep un eroe decadente: egli vive nell'estetismo della sua ricca vita, ma anche nel superomismo quando aspira a diventare il re dei mondani. Il film ha per protagonista un novello Dorian Gray, un dandy alla ricerca della pura bellezza che ritrova, a differenza di Jep, in un volto fisico. 
Tuttavia Sorrentino non poteva rendere un protagonista in modo così preciso ed impeccabile senza creare il giusto contesto e i giusti personaggi che agiscono sulla scena.
Proprio per questo vediamo agire ogni tipo di personaggio, dagli amici scrittori alle donne in carriera, dai bambini prodigio alle ragazze immagine, dai boss della malavita ai cardinali, in un susseguirsi di ambienti diversi, dai locali mondani ai party del botox alle vie solitarie di Roma. Le scene che compongono il film sembrano non avere collegamento logico tra di loro, talvolta hanno come protagonista Jep, talvolta vedono protagonisti altri personaggi con le loro vicende personali; Sorrentino riesce proprio in questo modo apparentemente sconnesso a dare l'impressione del flusso incessante della vita, delle vicissitudini umane, dei pensieri e delle menzogne che popolano la nostra esistenza. 
"E' tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura... gli sparuti e incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile"
Alla fine Jep avrà l'opportunità di comprendere: "La Santa", suor Maria, è una missionaria che fa eco a suor Maria Teresa di Calcutta. Solo osservando la sua totale comunione con la natura, la sua devozione per ogni creatura vivente e la sua fede indistruttibile, Jep comprenderà il segreto della grande bellezza, qualcosa che va oltre tutto ciò che circonda i comuni esseri umani, ma che ha a che fare col loro lato immortale. 
Per un attimo afferrerà il significato della vera bellezza e del senso della vita:
"Finisce tutto così, con la morte. Prima però c'era la vita, nascosta dal bla bla bla incessante che adoperiamo solo per nascondere i nostri veri pensieri alla mente"
Di straforo vorrei sottolineare l'interessante confronto tra due figure di fede, il vescovo amante di cucina e "La Santa", che vengono brillantemente contrapposte come portatrici di due fedi e stendardi diversi: la chiesa ricca che ha perso la fede e quella povera che la vive ogni giorno.
Non c'è altro da aggiungere, tutto il resto è da vedere.
Nomination per la Palma d'Oro, per il Nastro d'argento e per il Globo d'oro più che meritate.







Monday, March 3, 2014

Short film: Le delizie del re 

Between imagination and reality: Le delizie del re (King pleasures) leads us back in time in the Eighteenth Century , in particular it's set in Venaria, northen Italy, where is the Palace of Venaria, one of the residences of Savoia, included in the UNESCO list. Now is an exhibition place.
The short film shows us with irony a king routine and the first part seems to be similar to Marie Antoinette awakening in Sofia Coppola film ("This is ridiculous!" says Marie).
Music is by students of Turin Conservatory and screenplay and footage are made up by Turin Cinema School. The whole short film is directed by the writer Vincenzo Cerami and the song-writer Paolo Conte, both well-known in Italy.
"This is Venaria"! 

Le delizie del re è il cortometraggio ambientato nel 18 secolo alla Reggia di Venaria, una delle tante residenze della Famiglia Savoia, ora patrimonio dell'UNESCO e sede di importanti mostre. Le delizie del re è stato realizzato sotto la direzione artistica di Vincenzo Cerami alla sceneggiatura, coadiuvato dal Centro Sperimentale di Cinematogrfia di Torino, e quella di Paolo Conte che ha diretto i ragazzi del Conservatorio di Torino nel comporre la colonna sonora. Il cortometraggio mostra con ironia, non senza ripsettare le fonti storiche, una giornata a palazzo. L'inizio del corto rimanda alla medesima scena di vestizione che la regista Sofia Coppola ci presenta nel film Marie Antoinette con altrettanta ironia.
"Questa è Venaria!".













Saturday, March 1, 2014

Short film: Walt Disney and Salvador Dalì

"All our dreams can come true" said Walt Disney, but only in 2003 Destino can come true.
In 1946 Walt Disney and the famous Surrealist artist Salvador Dalì joined forces and imagination to release their first short film with soundtrack performed by Dora Luz. However production ceased not longer after because of financial woes. In 1999 the Walt Disney Studios while was working on Fantasia 2000 , brought back to life Destino matching original sketch and footage with computer animation. The story takes place in a surreal scenery inspired by Dalì paintings; the key element is the ancient Greek background made of columns and sculptures, also typical elements of Surrealist paintings.
It's the love story between Chronos and a mortal girl that ends with their fusion. The original footage is included in the part with the two tortoises, where is a baseball match like metaphor for life. 




"I nostri sogni possono diventare realtà" diceva Disney. Così anche per Destino, solo che il progetto si sarebbe realizzato nel 2003 e non nel 1946, anno in cui Walt Disney e il pittore surrealista Salvador Dalì unirono forze e immaginazione per dare vita alla prima animazione surrealista. Infatti a causa della guerra e della conseguente mancanza di soldi, la Walt Disney Studios dovette accantonare il progetto artistico nonostante alcuni bozzetti fossero già stati ideati da Dalì stesso. 
Nel 1999, mentre la Disney lavorava al film Fantasia 2000, venne rispolverato il vecchio progetto di Destino unendo i disegni originali alla computer grafica.
La storia narra dell'amore tra Crono e una ragazza mortale, ma lo fa rispettando i canoni surrealisti tipici di quest'arte, ovvero il paradosso e gli elementi greci, quali colonne e statue, che fanno da sfondo onirico all'intera trama. Dopo molteplici trasformazioni surreali da parte della ragazza, con giochi di ombre, di tempo e di spazio, finalmente la ricongiunzione con l'amato in un sogno che diventa comune ad entrambi.






Monday, February 24, 2014

News: True wolf: which one?

We have two different wolfs in Wall Street: Jordan Belfort, alias Leonardo DiCaprio, and his boss, Matthew McConaughey. The most istrionic and iconic scene in the film is the chest-beating by McConaughey. This scene came when DiCaprio saw McConaughey casually beating his chest and humming a rhythm before going on stage and then he decided with Scorsese to put it into the film. Actually McConaughey chest-beating is his personal mantra to focus himself before going into any performance.
In particular in the scene setted in a fancy New York restaurant, McConaughey explained the secret of success in Wall Street to young Jordan and with is chest-beating shows him how can be mad and innatural the financial world, where a man have to go beyond his limits.    



Due lupi dominano Wall Street negli anni '80. Tratto da una storia vera, quella del broker finanziario Jordan Belfort interpretato da Leonardo DiCaprio, la scena del film che più ha animato i fan di Scorsese e di The wolf of Wall Street è l'istrionica scena del boss del giovane Belfort, interpretato in un brevissimo cameo da Matthew MacConaughey. 
La scena è nata da un'osservazione casuale fatta da DiCaprio e dal regista a telecamere spente mentre McConaughey si preparava per l'interpretazione. Infatti questo gesto di battersi il petto e intonare una marcia ritmica che si vede nella scena qui sopra, non è altro che il mantra dell'attore utilizzato ogni volta che deve interpretare un personaggio in qualsiasi film, fatto ad hoc per darsi la carica e per abbattere la sua innata emotività.
 

Wednesday, February 19, 2014

Short movies: Valerio Groppa
 
In fondo a destra ("At the bottom right") is the winner of a 2012 Italian contest called "I corti sul lettino- Cinema e psicoanalisi" (it's about filmmaking and psychoanalysis, so these kind of short movies talk about social themes). This time this short film wants us to think about loneliness and old age, two facts very connected to each others. Screenplay, actors and direction are well-made. An elderly and widow man wants to feel alive again remembering his past and his Golden Age. And as all the elderly men he likes to talk about his youth even with strangers. So he greets in his home every kind of door-to-door salesman. At the bottom right in his house there is a room full of memories.




In fondo a destra è un corto che ha vinto nel 2012 "I corti sul lettino - Cinema e Psicoanalisi". Ottimi attori, ottima regia, ottimo montaggio e ottima sceneggiatura che si sofferma e ci invita a riflettere su un tema sociale di grande importanza, soprattutto nella realtà quotidiana di questi ultimi tempi di crisi, ovvero la solitudine, il desiderio di un ritorno alla propria personale Età dell'Oro. La delicatezza di alcune scene rende al meglio l'idea del rimpianto e della speranza, sentimenti che il protagonista, un signore anziano rimasto vedovo e solo, cerca di rivivere nel racconto dei propri ricordi per sentirsi a sua volta vivo nel presente e per non essere del tutto dimenticato.