"è assolutamente evidente che l'arte del cinema si ispira alla vita, mentre la vita si ispira alla TV"
Woody Allen

Il cinema non è un mestiere. È un'arte. Non significa lavoro di gruppo. Si è sempre soli; sul set così come prima la pagina bianca. E per Bergman, essere solo significa porsi delle domande. E fare film significa risponder loro. Niente potrebbe essere più classicamente romantico.
Jean-Luc Godard

Thursday, February 14, 2013

Beasts of the Southern Wild
(Re della terra selvaggia)


Già vincitore della Caméra d'or al Festival di Cannes 2012 e Gran premio della giuria al Sundance Film Festival 2012, ora il film di Benh Zeitlin è candidato a quattro Premi Oscar.
Re della terra selvaggia è tratto da un'opera teatrale di Lucy Alibar che, insieme al regista, ha partecipato alla stesura della sceneggiatura. 
Il pregio di questo film, realizzato in più di tre anni e girato in Louisiana con l'aiuto della popolazione locale, è l'estrema attinenza al punto di vista della protagonista di sei anni Hushpuppy che vive col padre nella "grande vasca", frequente a continue inondazioni, in una comunità bayou.
Il testo teatrale autobiografico di Lucy Alibar, Juicy and Delicious, trattava di un ragazzino e del suo rapporto con il padre malato, ma anche del rapporto con la natura che è sottoposta sempre più alla distruzione man mano che la malattia del padre si aggrava. 
Questo complesso rapporto triadico è stato mantenuto anche nel film in modo semplice ed efficace proprio perchè la macchina da presa non impersona altro se non gli occhi della piccola protagonista che osserva il mondo cogliendo le piccole cose che gli adulti non potranno mai vedere e che non capiranno mai. Hushpuppy infatti ascolta il battito del cuore di ogni essere vivente cogliendo quella verità che gli adulti hanno perso col passare del tempo. 
Il regista ci tiene a specificare che il disastro naturale provocato dalle forti piogge torrenziali e la vita della piccola comunità relegata in un mondo al confine tra terra e acqua in palafitte dalle condizioni precarie assumono un tono apocalittico proprio perchè è così che appaiono agli occhi della protagonista; il disastro naturale comincia quando la piccola Hushpuppy dà un pugno sul petto di suo padre, lui cade a terra e nello stesso momento in paese tutti scappano per l'arrivo dell'uragano. 
La bambina crede di avere "rotto qualcosa" nel momento in cui si è ribellata all'autorità paterna, crede di avere rotto l'equilibrio dell'intero universo di cui tutti noi siamo un granellino fondamentale e perciò pensa di avere scatenato il disastro naturale.
Ecco che in questo momento il pubblico capisce di essere immerso nella personale visione del mondo di una bambina di sei anni che non vive in una fiaba ambientalista fantastica (come molti l'hanno definita), ma rielabora in modo del tutto personale i cambiamenti che stanno per sconvolgere la sua vita: la distruzione della casa, la morte del padre e la sua trasformazione in re della terra selvaggia (la grande vasca).
Per riprodurre questo particolare sguardo infantile sulla vita il regista ha saputo dare toni apocalittici all'intera vicenda aggiungendo il risveglio degli Aurochs, animali scaturiti dall'immaginazione di Hushpuppy suggestionata dai racconti della maestra sui vecchi animali preistorici mangiatori di uomini e dai continui sproni del padre a diventare forte per poter sopravvivere nella natura selvaggia. 
Per Hushpuppy sopravvivere vuol dire affrontare gli Aurochs, la massima personificazione della brutalità della natura nei confronti dell'uomo; nelle ultime scene mentre le altre sue compagne, inseguite da questi animali, scapperanno, la nostra protagonista riuscirà ad affrontarli con la sola determinazione nel suo sguardo. In questo modo capirà di essere pronta per accettare la morte del padre e per ristabilire l'ordine dell'universo compiendo il suo dovere di re della sua terra.
Per fare gli Aurochs sono serviti soltanto maiali travestiti!
Inoltre il regista fa notare il legame che intercorre tragli Aurochs e Hushpuppy e la sua comunità: entrambi sono dominatori della loro terra ed entrambi hanno dovuto affrontare la loro estinzione, ecco perchè vi sono molte scene parallele tra l'avanzata degli antichi animali distruttori e l'aggravarsi della malattia del padre o tra l'avanzata degli animali e la crescente determinazione della protagonista. 
Zeitlin precisa che il tema portante dell'intero film è l'esperienza di una bambina di sei anni che vive e pensa con lucidità e con estremo realismo nel suo amato mondo, senza fantasie, ma cogliendo l'aspetto più primitivo e rude della realtà: "Non si tratta di magia, ma di tutti quegli aspetti che sono veri e reali per lei".
In linea con il punto di vista infantile, vero motore della pellicola, è il fatto che noi non conosciamo il tempo in cui si svolge la vicenda, non sappiamo nulla della diga e del perchè questa comunità sia isolata e schienata dal resto della civiltà: siamo immersi nella vicenda proprio come lo è Hushpuppy che vive il presente e basta, senza sapere il perchè dell'acqua salata che fa morire tutta la vegetazione, ma osservando la morte in sè senza alcuna spiegazione. Forse è proprio per questo che percepiamo molto precaria la vita di questa piccola comunità, senza futuro nè passato, che vive e si adatta in base ai capricci del presente.
Non si tratta di favola ambientalista, si tratta di lotta alla sopravvivenza come risposta ai tanti cambiamenti che sconvolgono il mondo che ha generato Hushpuppy: è una storia di formazione di una bambina, è la storia di persone che, come belve (Beasts of the Southern Wild, Aurochs), combattono con determinazione per la loro terra Madre e contro la loro terra Madre.

Sunday, February 3, 2013

Hitchcock


Sacha Gervasi ha realizzato un film sul making of Psycho basato sul saggio Come Hitchcock ha realizzato Psycho. Il cast stellare ha visto la partecipazione di Anthony Hopkins in una buona interpretazione del genio della suspense, Hellen Mirren nelle vesti della moglie di Hitchcock, Alma, Scarlett Johansson nei panni di Janet Leigh, la protagonista di Psycho, Jessica Biel in quelli di Vera Miles e James D'Arcy nell'interpretazione di Anthony Perkins.
Il film è incentrato sull'intreccio tra la vita privata di Hitchcock e l'impresa, peraltro molto ostacolata e non sempre facile, di riscattare la sua fama scegliendo di occuparsi di un soggetto a dir poco scabroso per il suo nuovo film, perchè fatto di cronaca nera.
Con Hitchcock non si può fare riferimento ad una grande pellicola; di certo è ben lontana da qualunque pretesa stilistica o contenutistica (anche se si mette in scena la lavorazione di un film in un film, siamo ben lontani dal fare un paragone con Hollywood Ending di Woody Allen, anch'esso avente come soggetto il lavoro di un regista sul set mischiato alle sue vicissitudini personali). 
L'intero film fa affidamento totale sul ricalcare la somiglianza tra i nuovi interpreti e i personaggi protagonisti: in effetti Anthony Hopkins centra in pieno il suo personaggio senza osare troppo, riuscendo ad unire ironia a genio creativo, preoccupazione per la carriera a desiderio di ritornare alla ribalta. Inoltre è stata apprezzabile la scelta di un inizio e di una chiusa originali "hitchcockiani" del film, in cui vengono ricalcati i modi di fare e il linguaggio lento e cadenzato tipico del grande regista, dal suo "Good evening" alla spiegazione dei suoi progetti. 
D'effetto anche la proiezione dell'enigmatica ombra di Hitchcock vicino al camerino di Janet Leigh e l'ossessione per la figura femminile o per la condizione dell'essere umano (rappresentato nel film, in modo poco appropriato, da un piccolo monologo di Hitchcock mentre supervisiona un scena di Janet che guida l'auto).
Degne di nota anche l'interpretazione di Scarlett Johansson nella celeberrima scena della doccia e di James D'Arcy nei panni di un Anthony Perkins che, tuttavia, sembrava piuttosto già recitare le insicurezze di Norman Bates e non tanto il vero e proprio attore Anthony Perkins.
Non è stato molto pregnante il parallelo tra i deliri creativi del regista (che immaginava di dialogare con l'assassino Ed Gein) e la gelosia nutrita nei confronti di sua moglie Alma, sofferente per essere stata messa in ombra dalla fama del merito nonostante all'inizio lei ne fosse stata il capo, e desiderosa di evadere da un matrimonio difficile aiutando un vecchio amico a scrivere una sceneggiatura. 







Hitchcock non sarà perfetto nel suo complesso, ma ci regala dei retroscena interessanti, ci guida nei suoi set ideali, ci fa credere di essere stati presenti alla lavorazione di ciò che rinnovò il cinema degli anni '60: ci fa venire voglia di riguardare Psycho all'infinito!





Saturday, February 2, 2013

Les Misérables


Già vincitore di tre Golden Globe e in gioco con otto nomination agli Oscar 2013, Les Misérables è la trasposizione cinematografica del musical, che venne messo in scena a Broadway nell'85, tratto dall'omonimo romanzo di Victor Hugo. 
Tom Hooper gli ha ridato vita sul set cinematografico con un folto cast di attori quali Russell Crowe, Hugh Jackman, Amanda Seyfried, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter e tanti altri.
Detto che il musical cinematografico è un genere un po' delicato da trattare in quanto molte volte scadente nel banale o nel noioso se l'attenzione del regista è rivolta alle sole musiche da far cantare, Les Misèrables sembra riuscire ad evitare ogni sorta di inutile pastura e a concentrarsi sui personaggi e sui loro drammi per poi riunirli nello stesso contesto sociale e sotto la stessa condizione umana.
Si parte infatti dalla vita di Jean Valjean, un carcerato costretto come i suoi pari ai lavori forzati, e alla sua colonna sonora di riferimento, Look Down, che si fa simbolo della condizione di Jean e che ritornerà nel corso della vicenda come a memoria di ciò che fu un tempo.
Il primo personaggio ad unirsi al protagonista è l'ufficiale Javert, acerrimo nemico di Jean, che nel corso della vicenda sarà afflitto da un insopportabile dubbio: salvare il suo onore o riconoscere l'onestà di Jean.
Il secondo personaggio è Fantine, il cui dramma è forse quello più vicino alla lettura che Victor Hugo voleva dare del popolo francese dell'800, sfruttato, incapace di ribellarsi, miserabile. Fantine diventa l'icona dell'ingiustizia terrena, è la spiegazione per cui i giovani decidono di ribellarsi al potere. I dreamed a dream è l'emblema della sofferenza del popolo impersonata dalla voce rotta di Fantine.
Questi tre personaggi fungono da fondamenta per l'intero film, perchè sono tre generi di vite diverse accomunate da uno stesso destino e dalla stessa miseria, chi nell'animo e chi nella condizione sociale. Sono tre aspetti diversi di miseria: la legge terrena che non accetta compromessi e che non conosce la legge del cuore (Javert), la legge del cuore e del riscatto sociale (Jean Valjean) e l'amore per la vita e la sofferenza dei più deboli (Fantine).
Da questo punto in poi i personaggi cominceranno ad unirsi, Jean si prenderà cura della figlia di Fantine, Cosette, e parteciperà alla ribellione dei giovani francesi, e nel contempo si formerà il triangolo amoroso tra Cosette, Marius e Eponine.
Non si tratta solo di un intreccio di storie perchè la musica assume un ruolo importantissimo, infatti non è solo un mezzo con cui i personaggi prendono le loro decisioni, si raccontano, svelano i loro dissidi interiori, ma è un mezzo di condivisione della sofferenza e dell'amore, della vita e della morte: è proprio il canto di ogni protagonista che rende tutti gli uomini della vicenda, popolo compreso, uniti sotto un'unica condizione che non bada a distinzioni sociali. 
La condizione di miserabile è una condizione del cuore e solo pochi riusciranno ad elevarsi da questo nefasto destino, sia che sia in vita sia che sia nel regno dei cieli: infatti la scena finale vede presenti tutte le anime dei giovani che hanno partecipato alla rivoluzione uniti sotto un'unica
bandiera, fiduciosi nel domani, cantando la stessa canzone che li ha uniti nella guerra terrena e sulle cui note ha cantato il resto del popolo che non aveva avuto il coraggio di credere nel domani e che l'indomani si era chiesto che fine avevano fatto tutti quei giovani partecipanti alla rivoluzione.
La musica unisce il triangolo amoroso quando i tre giovani cantano sulle stesse note della colonna sonora conferendo ciascuno, tuttavia, un significato diverso alle parole della medesima canzone in base alla propria condizione. 









I dialoghi sono tutti cantati e non perfetti, salvo l'eccezione degli attori che hanno già partecipato a musical come Amanda Seyfried e Samantha Barks: ma l'imperfezione nei loro canti e nelle loro voci contribuisce a dare veridicità al contesto sociale e politico in cui sono inseriti, un contesto in cui le voci sono tremanti, adirate, speranzose, vittoriose e per questo giustamente imperfette a causa di tutti quei moti d'animo che trascinano i personaggi nella vicenda. 
Si discosta dalla drammaticità della situazione il duo dei baristi Thénardier, la cui caricatura approfondisce il contesto sociale e la condizione miserabile del popolo francese,i quali sono portatori di una grande verità: "Per quanto siate ricchi ci rivedremo all'inferno!" esclamano quando vengono buttati fuori dai maggiordomi.

Forse proprio la potenza delle interpretazioni musicali, così imperfette e veritiere, fa di questo musical un dramma sociale che lascia spazio ai singoli protagonisti e alla loro unione in nome dell'amore ("amare un'altra persona è come vedere il volto di Dio" dice l'anima Fantine a quella di Jean); un dramma che piano piano diventa corale partendo dall'analisi dei singoli personaggi fino ad arrivare alla scena finale, rappresentante l'apice della coralità di un popolo che trova giustizia e unità solo nell'aldilà e che non avrà mai giustizia terrena (di conseguenza il regista non trascura le intenzioni di Victor Hugo di dare un taglio pessimistico e realistico della Francia dell'800).

Friday, January 25, 2013

Frankenweenie


Il gotico alla Tim Burton è sempre pieno di sorprese e mai ripetitivo: il regista riesce ad inserire ogni volta elementi innovativi che permettono al film di non prendersi mai troppo sul serio.
Frankenweenie in stop-motion, una tecnica che ormai ci è familiare grazie al suo primo lavoro Nightmare Before Christmas, è un remake di un primo tentativo cinematografico del 1984 che, purtroppo, fallì causando il licenziamento del regista dalla Disney (Nella sezione "cortometraggi" nella parte dedicata a Tim Burton troverete il filmato originale del 1984).


Oggi Frankenweenie rivive attraverso l'animazione con chiari echi ai grandi classici della commedia, prime tra tutte Frankenstein Junior di Mel Brooks, e dell'horror come La moglie di Frankenstein di James Whale. Del primo sa riprendere l'ironia, alcuni personaggi simili come Edgar, il bambino gobbuto che cerca di realizzare l'esperimento di scienze insieme a Victor, che fa l'eco a Igor, e la scena dell'aquilone che fluttua in cielo durante la tempesta di lampi nella notte in cui verrà risvegliato il mostro.








Del secondo film riprende l'eccentrica pettinatura della moglie del mostro.















Anche in quest'occasione Tim Burton si affaccia ad esplorare con la sua solita originalità il mondo dei bambini, ritenendolo fondamentale per lo sviluppo creativo che lo accompagnerà nella crescita. 
A differenza dei suoi precedenti lavori animati molto più gotici, Frankenweenie riesce ad unire elementi tipici dell'horror come il cimitero, le tombe e i mostri animati dall'elettricità con l'ingenuità dei bambini, i loro buoni propositi, come se le vicende scaturite dagli esperimenti dei piccoli protagonisti, per quanto irreali possano sembrare, prendessero davvero solo perchè i bambini credono nella realizzazione dell'impossibile, infatti l'amore di Victor per il suo cane sarà l'ingrediente che renderà possibile la sua rinascita. La scienza diventa un gioco da prendere sul serio, grazie soprattutto alla riflessione che ne fa l'insegnante di scienze di Victor: "Alla gente piace sempre quello che la scienza le dà, ma mai le risposte".


Sono simpatici anche i diversi ritratti dei bambini, dalla bambina apatica dai capelli biondi col suo inseparabile compagno Signor Baffino agli stereotipi sociali provenienti dal lontano Oriente. 
E poi vi sono vari elementi disseminati qua e là dove vengono ripresi alcuni elementi particolari, come il mulino, presente anche ne Il mistero di Sleepy Hollow, o gli occhiali 3D che indossa la famiglia Frankenstein all'inizio del film.











Tim Burton non sbaglia nel mescolare ingredienti così opposti tra loro e creare un mix di originalità e tenerezza.

Tuesday, January 15, 2013

Django Unchained


Quentin Tarantino ha dato vita e vittoria (si è appena aggiudicato un Golden Globe per la migliore sceneggiatura) al suo genere preferito, il western, e non un western americano alla John Wayne, ma uno Spaghetti-western alla Sergio Leone.
Quest'ultimo genere, infatti, nacque in Italia intorno agli anni '60 - '70 e venne denominato così in America per le numerose scene cruente, in cui vi era tanto sangue come il sugo sugli spaghetti. 
Django Unchained è un riadattamento dell'originale Django del 1966 di Sergio Corbucci, film che aveva visto Franco Nero come protagonista (infatti appare in un cameo anche nel film di Tarantino): Django cerca vendetta per l'assassinio di sua moglie. 
Entrambi i film poggiano sullo scheletro di una love-story, che nel caso dell'ultimo Django rappresenta il punto di partenza per una fitta rete di contrasti che si sviluppano non solo a livello personale del protagonista, ma che vedono implicati gli anni della politica schiavista americana, del lavoro nelle piantagioni, dei grandi proprietari terrieri e delle lotte tra mandingo, costretti ad uccidersi a vicenda per il piacere del loro padrone.
Per questo motivo il regista lo definisce un western politico, un affresco nudo e crudo degli anni dello schiavismo, che rappresenta un'innovazione nel suo genere: un uomo di colore che spezza le catene dell'oppressione e si comporta come un uomo libero, allievo di un bianco privo di pregiudizi (il dottor Schultz). 
All'interno del film si mescolano omogeneamente citazioni del vecchio western tra cui le scene cruente di genere (che tuttavia rappresentano la pietra miliare di Tarantino alla Kill Bill), la macchina da presa che veloce si focalizza sui primi piani (sempre alla Kill Bill ma non così rivalutati come lo erano,invece, per Sergio Leone), i grilletti facili, l'ironia pungente e il non detto alla Clint Eastwood (Per un pugno di dollari e Il buono, il brutto, il cattivo), il duello finale, i buoni che si fanno giustizia da soli attraverso duelli e

sparatorie, il cinismo tipico dei personaggi buoni o i colori tipici del western (come il bianco e rosso dei titoli dei film); dall'altra parte vi sono elementi tipicamente tarantiniani come la presenza di un eroe, Django, che di solito non c'è mai in questo genere. 
Invece lo stesso regista ha voluto sottolineare il paragone che più lo affascinava, quello tra i due eroi Sigfrido (L'anello del Nibelungo di Wagner) e Django, entrambi salvatori della loro amata Broomhilda e quello speculare tra i due mentori Schultz e Stephen (servo di colore fedelissimo) e i loro rispettivi allievi Django e Calvin Candie (cresciuto da Stephen). Django è sia eroe che antieroe perchè è mosso da interessi personale e non ideologici (infatti non fa nulla per difendere gli schiavi vessati dai bianchi).
Se la love-story rappresenta lo scheletro dell'intera vicenda, la politica e la violenza ne costituiscono il cuore pulsante. Esse si sono intrecciate storicamente e ora si intrecciano in gran parte della pellicola, tanto che Leonardo DiCaprio (Calvin Candie) era rimasto turbato da alcune battute di forte impatto che avrebbe dovuto recitare.
Ma il fine del regista era proprio quello di dare un taglio realistico e credibile al tutto, forse con l'intento di ripercorrere e riscattare gli errori USA. 

L'eclettismo musicale corona il tutto: da Ennio Morricone ed Elisa ai classici del western (Django di Luis Bacalov, Ennio Morricone) al genere più moderno, e scandisce i passaggi da una situazione all'altra della vicenda. 
Lo spaghetti-western italiano ha rappresentato una rivoluzione negli anni del dominio dei classici western (razzisti) americani per i suoi personaggi fuori dagli stereotipi e dal grande spessore psicologico, cosa meno elaborata nel film di Tarantino forse a causa del ritmo molto incalzante che non dà tregua ai personaggi.
Gli elementi generali del genere ci sono tutti fatta salva qualche eccezione, la novità è il tema del razzismo sviluppato dal punto di vista degli oppressi ( tema che lo stesso regista ha dichiarato di voler ampliare in un prossimo film).
Tarantino ha fatto del western il suo genere prediletto che si riscontra indirettamente in tutte le sue opere precedenti (vedi Kill Bill per la colonna sonora western e la violenza tipica di questo genere), tuttavia, nonostante il film catturi tutta l'attenzione dal primo munito ai titoli di coda, per rendere ancora più intrigante questo ritorno al desolato Sud americano, sarebbero state gradite delle innovazioni originali che esulassero dalla cifra stilistica tarantiniana e che dessero un tocco di eccentricità e stravaganza alla Kill Bill che tanto abbiamo amato. 







Saturday, January 12, 2013

La migliore offerta


Giuseppe Tornatore ritorna al thriller de La sconosciuta dopo la parentesi di diverso genere di Baarìa. Anche in questo nuovo film, in linea con lo stile del regista, il secondo protagonista è lo spazio: il film infatti è stato girato in varie città, sia italiane che estere, e questo connubio tra culture diverse ci proietta in una storia senza spazio nè tempo.
Il regista ha dichiarato di aver unito due idee distinte in quest'unico film e di essersi distaccato dalle sue opere precedenti, di solito, autobiografiche. 
Il significato dell'intera vicenda, una love story avvolta dal mistero, si focalizza sui continui rimandi tra il mondo artistico (infatti il protagonista Virgil Oldman è un famosissimo battitore d'aste e collezionista esperto di pezzi d'antiquariato rari) e il mondo personale degli stessi personaggi. 
La vita di Virgil (Geoffrey Rush) è circoscritta alle sue opere e ad una camera blindata in casa sua, dove ha riposto i ritratti di donne più rari del mondo: il suo occhio è esperto nel trovare le minime imperfezioni sulla tela che potrebbero rivelargli una qualche falsificazione del dipinto. Egli è un vero esperto, sa scovare le false verità.
Questa sua sicurezza nel solo campo lavorativo è totalmente inefficace quando si trova alle prese col mondo reale, quello fatto di persone, presenza a cui Virgil non è abituato; tratta il mondo con la stessa serietà con cui tratta i suoi antichi cimeli, ossia con dei guanti che isolino il senso tattile, scrutandolo con le dovute precauzioni.
Gli occhi sono l'unico mezzo con cui si relaziona con l'esterno e sarà lo stesso mezzo con cui, all'inizio, Virgil osserverà l'unica vera donna della sua vita, Claire Ibetson. 
La prima parte del film è volta ad analizzare il protagonista, le sue manie, le sue convinzioni, e ad infittire il mistero attorno ad un'improvvisa telefonata da parte di una giovane ereditiera malata di agorafobia che ha deciso di disfarsi per sempre degli antichi cimeli di famiglia. 
La curiosità di Virgil per la giovane che nessuno ha mai visto e il fascino di quella vecchia casa quasi abbandonata e ricca di tesori inaspettati (come i pezzi di un Vaucanson del '700 che compaiono di tanto in tanto in cantina) sono gli ingredienti principali per creare un'atmosfera noir che decreterà un cambiamento nel burbero Virgil.
L'arte è la vera portatrice del significato della vita e dell'amore; essa è come la vita, in cui predomina la costante distinzione tra ciò che appare e ciò che è. L'arte ha fatto incontrare Claire e Virgil, l'arte fa da scudo al comportamento impacciato del protagonista che si nasconde dietro una statua di marmo per spiare la sua amata, l'arte è come l'amore: stare con una donna è come partecipare ad un'asta, non si sa mai quale possa essere l'offerta migliore. 
Sarà proprio l'arte a decretare il finale inaspettato che riprende il tema oltremodo citato del sottile filo che separa la realtà dall'apparenza. 
Virgil considera Claire come un'opera d'arte, al suo primo incontro le bacia la mano con la sua guantata, la fa sfilare con vestiti diversi mentre egli rimane a contemplarla, proprio come rimaneva seduto per ore ad osservare i suoi ritratti femminili.
Non svelerò il finale, per quelli di voi che non l'hanno visto, ma a fine post metterò un P.S. solo per i più curiosi di voi che vorranno sapere come va a finire questa tormentata storia d'amore.
L'intera pellicola è arricchita dalle musiche di Ennio Morricone , molto suggestive e che delineano appieno lo stato d'animo di Virgil alla fine della vicenda e dello spettatore che sicuramente rimarrà freddato dal finale, anche se lo stesso Tornatore ne ha dato una chiave di lettura ottimistica.

Tornatore ci invita a riflettere sulla nostra personale migliore offerta e su ciò che ognuno di noi considera prezioso, analizzando i possibili punti di vista, dall'amore per il lavoro, all'amore per l'amore o per il ricercato o per la verità. Ognuno di noi ha una migliore offerta per la quale darebbe l'anima ...


P.S: il finale somiglia sostanzialmente a quello de Il genio della truffa di Ridley Scott con Nicolas Cage: Roy organizza truffe con un suo collaboratore grazie alle quali riescono ad accumulare ingenti somme di denaro. Improvvisamente spunta una ragazzina che dichiara di essere sua figlia, avuta dall'ex moglie con cui non ha più rapporti da tempo. Roy, suo malgrado, include la figlia in una grossa truffa che, tuttavia, finisce male. Lui si risveglia pensando di essere all'ospedale, ma poi scopre che si trattava di una messa in scena ideata dal suo collaboratore e dalla falsa figlia per rovinarlo. Lo stesso accade a Virgil: Claire, il custode di casa e i giovani ragazzi che diventeranno amici di Virgil non sono altro che attori che hanno inscenato una tragica storia per avvicinarsi alle sue opere e rubargliele mentre lui è all'estero per la sua ultima asta. 
Virgil non è riuscito a distinguere il vero dalla finzione nella vita reale, nonostante nell'arte il suo occhio fino nel riconoscere le copie false gli aveva permesso di diventare il più grande battitore d'aste.